Istruzioni per l'uso. Piccole regole da seguire, qualora lo si voglia, per vivere meglio la propria vita.
Come? Attraverso la musica, la tavola, le immagini e tutto quanto ci circonda.
Questo blog è la fusione di due idee prima separate nella mia mente, vedremo cosa salta fuori. Come sempre il mio è un parere personalissimo e assolutamente non condivisibile, perciò se non ti piace fai senza leggere, ma se ti interessa, allora qui puoi scoprire cose nuove e farne scoprire a me! Benvenuto amico
Siamo allo stadio di Wembley ed è il 12 luglio del 1986. Sta calando la sera sul cielo di Londra e sul palco quattro grandissimi musicisti stanno per cominciare una canzone tratta dal nuovo album, A Kind of Magic.
La canzone in questione è Who Want To Live Forever ed il leader di questa band, Freddie Mercury fa un'introduzione che più o meno dic così: “Avrete sentito alcuni rumors secondo cui una band, una certa band, chiamata Queen sarebbe sul punto di rottura. Bene queste persone parlano con questo!” e si gira indicando il sedere “Quindi dimenticate quelle voci, staremo assieme finchè, cazzo, non saremo morti, ne sono sicuro!” Ed è stato così.
Ora siamo 5 anni e quattro mesi dopo quel memorabile concerto. E' il 24 novembre 1991 e Freddie Mercury muore all'età di 46 anni. Da oggi in poi entrerà nella leggenda della musica, quell'ometto brutto e dalle discutibili abitudini sessuali (secondo qualcuno), ma con un carisma ed una carica che forse ancora nessuno è riuscito ad avere... David Bowie e Mick Jagger di lui dicono che “Freddie è l'unico che riesce a coinvolgere e far battere le mani all'ultima fila di Wembley”.
E adesso, mentre sto scrivendo davanti al mio iMac, sono passati 20 anni dal quel 24 novembre. Oggi è il 24 novembre 2011 e la sua musica, la loro musica, per me è ancora la più importante e la migliore che abbia mai ascoltata. Voglio quindi ricordare Freddie proprio con quella canzone che lui, voglio immaginare, dedicò ai suoi amici quando sapeva, solo lui, che non sarebbe vissuto per sempre.
Who Want To Live Forever
There's no time for us
There's no place for us
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us
Who wants to live forever
Who wants to live forever
Oh ooo oh
There's no chance for us
It's all decided for us
This world has only one sweet moment set aside for us
Who wants to live forever
Who wants to live forever
Ooh
Who dares to love forever
Oh oo woh, when love must die
But touch my tears with your lips
Touch my world with your fingertips
And we can have forever
And we can love forever
Forever is our today
Who wants to live forever
Who wants to live forever
Forever is our today
Who waits forever anyway?
Qui potete leggere la traduzione del testo
Chi Vuol Vivere Per Sempre
Non c’è tempo per noi,
Non c’è spazio per noi
Cos’è che costruisce i nostri sogni, eppure ora scorre via
Chi vuol vivere per sempre,
Chi vuol vivere per sempre?
Non abbiamo scelta,
Il nostro destino è già stato deciso
Questo mondo ha un solo dolce momento messo da parte per noi
Così ho scritto su twitter appena ho avuto conferma della sua morte. Non ho scritto altro e non ho condiviso niente; non l'ho fatto e non lo farò. Vorrei solamente lasciare un pensiero in suo ricordo sul mio blog ed eccomi qua.
Partiamo dal fiume di parole spese per ricordare questo giovane ragazzo, campione del motociclismo, che ha lasciato troppo presto questo mondo facendo però quello che più amava: andare in moto.
Già quando uno parte dicendo: “Non conoscevo Simoncelli ma lo voglio ricordare, ciao Marco.”, non può che essere ipocrita. Se non lo conosci credo che la sua morte sia identica a quella dei due ragazzi morti questa notte bruciati vivi dentro ad un camper a Cavriago. Ma per il solo fatto che loro non li conosceva nessuno non te ne importa nulla. Sinceramente di questo posso proprio farne a meno.
Tornando al povero Simoncelli, questa mattina leggo dell'incidente su facebook e subito mi collego con Italia Uno per saperne di più. Col passare del tempo capisco che la situazione e grave e sento un brivido lungo la schiena quando uno dei dottori della Clinica Mobile annuncia “Marco è arrivato in clinica già in arresto cardiocircolatorio e stiamo facendo di tutto per rianimarlo”.
Mi è subito venuto alla mente mio padre e mi sono detto: “gli faranno il massaggio per 40 minuti, perchè devono farlo. Passato quel tempo non potranno fare altro che constatarne il decesso”. Ma ci volevo credere, volevo sperarci.
Esco di casa per andare alla partita ed accompagnare mia madre da una sua amica, mentre cerco notizie in radio. Poco dopo essere partito arriva la notizia, Marco Simoncelli non ce l'ha fatta. E' morto in seguito all'incidente durante il Gran Premio della Malesia in MotoGP. Ci sono rimasto di sasso, la vita è davvero un attimo e non possiamo farci niente.
Mi è venuta subito in mente una canzone, The Show Must Go On, meravigliosa canzone dei Queen che la maggior parte delle persone pensa essere il testamento di Freddie, mentre così non è.
Sicuramente Freddie però, quando l'ha cantata, ha come incitato i suoi fans e quelli che lo conoscevano ad andare avanti, perchè lo spettacolo deve continuare anche senza di lui.
Ora lo spettacolo continuerà ad andare avanti anche senza Marco Simoncelli, solo che lui avrebbe voluto ancora farne parte ed essere protagonista di questo spettacolo.
E' giunto il momento di parlare di questa canzone. Ad ogni concerto la aspetto, mi piace e fa impazzire letteralmente lo stadio ad ogni sua esecuzione.
D'altronde si presta. Parte lenta ma incalzante e in bilico fin dall'inizio pronta ad esplodere; e quando dopo un minuto e 25 secondi irrompe la chitarra grezza e grintosa di Matt, è inferno puro.
Ho sempre amato questa canzone per la carica che mi trasmette e questa sera quando l'ho sentita in radio ho alzato il volume e l'ho cantata con tutta la voce in corpo che avevo. Stavo bene e mi sono sfogato; meraviglioso.
Ma questa volta ho ascoltato le parole, le ho capite e le ho fatte mie... Sentivo la forza crescermi dentro ed impossessarsi di me ogni istante
"is growing like the new born"
La dolce melodia del pianoforte, la leggera cantilena che un piccolo carillon ripete all'infinito, caricava le mie pile; la forza di andare lontano, lasciarmi tutto alle spalle e continuare correndo sempre più forte.
"The distance to your home
fades away to nowhere"
Niente poteva fermarmi
"You're unstoppable"
me ne stavo andando, sicuro e fiero, lontano da tutto lontano da te. Non c'era spazio per gli smidollati, dovevo vedere che era vero, dovevo solo rompere il silenzio perchè mi stavo allontanando, allontanando da te. Come una nuova nascita.
"Destroy the spineless
Show me it's real
wasting our last chance
to come away
just break a silence
'cause i'm drifting away
away from you"
Preparatevi alla scarica di adrenalina, vivetela fino in fondo. Con tutta la forza che richiede. Una nuova nascita...
Esattamente 10 anni fa, il 20 luglio 2001, durante le manifestazioni per il G8 di Genova, Carlo Giuliani veniva ucciso dalle forze dell'ordine.
Semplicemente io voglio ricordare questo giorno, perchè non si perda il ricordo di questa giornata nera per la nostra giovane e precaria democrazia.
Passano 10 anni ma poche cose cambiano. In Val di Susa non è morto nessuno, ma Fabiano è stato letteralmente massacrato dalla polizia (insieme a carabinieri e finanzieri, tutti insieme). Lo stato ancora reprime con la forza, la violenza ed il sangue chi prova a manifestare il proprio dissenso.
Perchè la cosa più importante, oggi come domani, è ricordare... Non dimenticare quei giorni quelle ore, dove la gente che si trovava lì probabilmente gridava spaventata "Genova Brucia"
Aveva lavorato tutto il giorno, ed era veramente stanco. Il sole aveva picchiato più del solito e i suoi vestiti si erano bagnati di sudore e riasciugati almeno cinque volte.
Era ora di cena, ma Sergio si era seduto su una larga pietra piatta a fissare l'orizzonte verso il sole che stava tramontando. striature arancioni coloravano il cielo, mentre l'erba e gli alberi diventavano scuri con l'abbassarsi della luce. Una leggera brezza si stava sollevando, come sempre succedeva sotto sera. Il ragazzo respirò profondamente per sentire il profumo della campagna. Amava la pianura padana d'estate, nonostante il gran caldo e l'altissima umidità. Ma lui era nato lì e non conosceva altro.
Mentre era seduto a riflettere sul lavoro del giorno dopo, si avvicinò Tatiana. La ragazza, di origini nord europee, viveva al paese da quando aveva 10 anni; il padre si era trasferito con tutta la famiglia per lavoro e anche ora che era in pensione non aveva voluto lasciare quella tranquilla cittadina del nord Italia.
Sergio era completamente assorto nei suoi pensieri e quasi non si accorse di Tatiana fino a che lei non si intromise nel suo sguardo. Gli occhi brillarono e lui sorrise: "Ciao bionda!". "a te moro"... Per il paese loro erano la bionda ed il moro. Quasi tutti erano convinti che tra di loro ci fosse qualcosa, per come se la intendevano e per la complicità tra i due ragazzi che usciva in ogni momento. Quando si incrociavano in paese non parlavano quasi mai, bastava guardarsi e si capivano; questo gli abitanti del paese lo percepivano e alimentavano il vociare sulla tresca tra la bionda ed il moro. Loro, ovviamente, non facevano nulla smentire le chiacchiere e si divertivano a commentare le facce della gente durante le loro interminabili chiacchierate sulla larga pietra piatta.
Tatiana chiese com'era andata la giornata, aspettando la sua solita risposta: "anche oggi è andata, si lavorato tosto, ma ci si è divertiti tosto!" seguita da un sorriso... Sergio sorrideva sempre e lei amava quel sorriso. Le volte che qualche problema la turbava o che sentiva il bisogno di piangere perchè stanca o sopraffatta dai problemi, cercava il viso di Sergio che le dava quella serenità tale da affrontare qualsiasi difficoltà.
Quel giorno Sergio rispose diversamente, quasi non rispose. Fece un sorriso e cambiò discorso.
"Vado a mangiare, ci sei più tardi qui?"
"...si... ...direi di si... Cosa è successo?" la ragazza era visibilmente preoccupata
"Ho fame bionda! ci vediamo dopo dai..." scoppiò a ridere, poi le prese la testa e le schioccò un bacio sulla fronte. Aveva il viso allegro e sereno quando si staccò. A Tatiana piacque e si tranquillizzò.
"Ci vediamo dopo moro... e non mangiare troppo in fretta che poi non finisci più di ruttare" scoppiò a ridere anche lei.
Sergio era già sulla via di casa e si girò, sempre sorridente, facendo il saluto militare come ad obbedire all'ordine della sua giovane amica.
Non si erano dati un orario, ma a mezzanotte passata da qualche minuto due sagome scure si stavano recando contemporaneamente alla larga pietra piatta.
Una volta seduti, parlarono delle loro reciproche giornate ridendo delle varie vicissitudini. Il tempo stava passando, iniziava a fare fresco, Tatiana era sdraiata e poggiava la testa sulle gambe di Sergio, che aveva provveduto a donarle il suo maglione per ripararsi dall'aria. Lui non aveva freddo, ma sapeva che lei ne avrebbe avuto bisogno. Tanto gli era bastato per portarsi dietro il necessario.
Quella sera si era perso a giocare con i capelli della giovane nordeuropea, senza neanche accorgersene. Tatiana odiava che le si toccassero i capelli, ma non disse niente e quando Sergio se ne accorse si fermò di parlare e tolse le mani: "oddio, scusa... non c'ho pensato". "Scemo" rispose lei, "secondo te ti avrei lasciato continuare se mi avesse dato fastidio? Ora ricomincia che mi interessava quello che mi stavi dicendo"
sorrise
Parlarono ancora a lungo, avevano ormai perso la cognizione del tempo. Giunse quindi il momento di salutarsi e Tatiana si alzò pronta a ricevere il solito abbraccio vigoroso e premuroso di Sergio. Puntualmente il ragazzo l'abbracciò e questo le piacque.
Sergio si fermò a guardarla, i loro occhi erano vicini e si fissavano; lentamente si avvicinò ed appoggiò le sue labbra a quelle di lei. Tatiana sentì il sapore dolce della bocca contro la sua ed il buon profumo che l'uomo emanava la fece fremere provando un piccolo brivido lungo la schiena. Aprì la bocca per permettere alle lingue di incrociarsi ed assaporare fino in fondo quel bacio. Fu molto delicato e poco dopo i loro respiri furono uno solo; lui le teneva il viso tra le mani e lei faceva lo stesso.
Non si erano mai baciati prima di quella notte.
Una volta finito Sergio la guardò col suo solito sorriso, lei aveva gli occhi lucidi ed una lacrima le stava scendendo sulla guancia. Sorrise, singhiozzando leggermente e asciugandosi col dorso della mano sinistra la guancia.
"Cosa è successo Sergio?"
"Ti ho baciata, te ne sei accorta?" sorrise
"Lo so, scemo! Ma perchè?"
"Sentivo il bisogno di baciarti, non mi chiedere perchè. E' stato un gesto automatico e non c'ho neanche pensato"
"Si ma domani cosa succederà? Ci siamo baciati... Stiamo diventando più che amici? Io non lo so se..."
"Shhh bionda... rilassati. Ti ho baciato, mi è piaciuto e mi pare sia piaciuto anche a te, no?" Annuì "e domani saremo ancora gli stessi amici di prima, la bionda ed il moro. Per quanto mi riguarda sarà l'ultimo bacio che tu riceverai da me. Ma la nostra amicizia rimarrà immutata; è successo qualcosa, non solo oggi, ma nel tempo. Abbiamo costruito qualcosa che rimarrà, per sempre"
Si salutarono dandosi la buonanotte.
Non si baciarono mai più, non in quel modo almeno; le loro vite però rimasero per sempre legate. Si sposarono ed uno fu il testimone dell'altra e viceversa. Le loro famiglie sapevano che Sergio e Tatiana sarebbero rimasti legati per sempre e che mai nessuno avrebbe potuto dividerli.
Tatiana, vedova, morì a 95 anni e Sergio, vedovo lui stesso, la raggiunse due settimane dopo.
Oggi voglio raccontarvi una storia... E' la storia di un bosco e di un gruppo di persone che in questo bosco ha condiviso tutto.
Come tutti gli anni i Mondiali Antirazzisti diventano una storia da raccontare, solamente dopo averla vissuta intensamente. Ci sono persone che durante l'anno non si vedono mai, ma che diventano una sola grande famiglia in questi 10 giorni di festa.
Quest'anno c'era il Bosco ad accoglierci; nuova location per i Mondiali Antirazzisti, da Casalecchio di Reno a Castelfranco Emilia. Bosco Albergati la località.
Il posto nuovo è meraviglioso, accogliente e grande; incredibilmente grande. Forse un po' troppo dispersivo e davvero difficile da riempire. Si ha sempre la sensazione che non ci sia nessuno, quando invece la gente c'è e si ritrova alla sera per cantare nei due tradizionali ristoranti dei Mondiali.
E' sempre bello vivere questa manifestazione, ritrovare i soliti volti ed avere il piacere di conoscerne dei nuovi; la famiglia si allarga portando colore e nuova linfa importante per andare avanti.
Ci sono situazioni che si ripetono ogni anno, ormai un passaggio rituale tipico dei mondiali. La domenica a metà mattina vedi svoltare sul viale ghiaiato d'ingresso una carovana di macchine, davanti il camper e dietro la colonna gialloblu dei modenesi. E' l'inizio della festa, in pochi minuti il campo viene allestito, lo striscione piazzato e Gaggio e soci sono pronti ad accendere i fuochi di Bosco Albergati. E con i modenesi ci sono i bolognesi a dar da bere alle gole mondiali; con i loro ordini a singhiozzo non ti fanno mai annoiare.
Di là, vicino alla tenda, ci sono i doriani di Chicco che quando partono a spinare non si fermano più e durante i concerti, nel circo, i ragazzi del TPO non si fanno mancare nulla, nemmeno lo spritz. Valerio e Damiano che come possono ti danno una mano anche in magazzino nei momenti di difficoltà. Lo spirito dei mondiali è anche questo.
Durante il giorno, invece, a far da padrone è Burattin con il suo Bar Sport e i suoi dischi, ad allietare le partite e gli innumerevoli passaggi col muletto per le consegne alle varie strutture. E infine, per un momento di relax accompagnato da frutta e varie bevande fresche c'è il Bar Uisp e la sua mitica coppia Manù e Teresa!
Sono proprio le persone quelle che rendono speciali i mondiali ed allora io le provo a ricordare...
C'è la mia squadra, la Pol. Zelig e quest'anno sono anche riuscito a giocare una partita intera. Il Tappo e le sue mele, Pecco, Iori, la Simo, la Chicca, Riva Pavel, Gianfranco, Mirco, Albertone, Pelle, Franco, Nicola, Fonzie, Fausto, Lumia, Zini e i dimenticati nonché gli assenti. Poi viene la combriccola Uisp, da Roma in su: Daniela un'amica speciale prima di tutto, Layla ed il suo sorriso sempre coinvolgente, Francesca che mi ha permesso di massaggiarla ogni sera a cena, i soliti Antonio e Marcello, la Betta ed il suo morso in pancia, Vittorio, Giorgio Bit, la Monica, la Stefy, Rita e Rita, Mauri, Daniele, Miro e mi sto sicuramente scordando qualcuno... Alla musica come sempre Michele insieme ai ragazzi del Bosco, Marco su tutti.
Gollo invece tiene da solo in alto i colori di Reggio, molto in alto tra l'altro.
In Piazza Antirazzista Agnese, probabilmente la postazione più lontana dal magazzino e per questo troppo trascurata da me... dovrò impegnarmi a frequentarla di più l'anno prossimo. Agnese aspettami!
C'è poi Martina, da Udine, conosciuta solamente lunedì ma da ammirare per essere venuta ai mondiali con le stampelle dopo un'operazione al ginocchio. Ci vediamo l'anno prossimo Marti!
Il vero lavoro oscuro, ma fondamentale viene fatto da Emiliano, quest'anno con l'amico Antonio, che ha abbandonato presto la postazione sul campo da basket in palestra, isolandosi in un meno rumoroso corridoio. Dicono che io russo, è vero?
C'è anche la squadra dei montatori, il mastodontico Paolone e il prode Igor, che non so come mai apprezzi così tanto Ciano d'Enza...
Ci sono anche i “ragazzi” del Bosco, la città degli alberi; aiuto fondamentale nella realizzazione e nella gestione dei mondiali: Mauro, Daniele, Righi, Claudione, Aldo ed il piccolo Andrea.
Restano infine i ragazzi della mia squadra: Andrea, Tossini, Robby che come Re Mida trasforma tutto ciò che tocca in birra, Ugo il mago del muletto e Tommy, preziosissimo braccio destro fino a martedì e oltre, nella gestione di magazzino e soprattutto resi.
Voglio tenere da parte tre persone, che quest'anno sono state davvero importanti e fondamentali per i miei mondiali.
Li elencherò in ordine alfabetico, come è giusto che sia:
Carlo... il motore della manifestazione, sempre in pista dall'inizio alla fine a tenere in piedi la baracca. Unico!
Gioia... un punto di riferimento fondamentale. Probabilmente non si è resa conto nemmeno lei di quanto sia stata importante per me in questi mondiali; ho passato momenti difficili, ma mi è bastata una chiamata: “dove sei? Vengo lì...”. Semplicemente, grazie!
Giuseppe... orgogliosamente posso dire che lui ha tirato su la festa, l'ha creata e costruita ed io l'ho riempita di cibo e bevande. Siamo una squadra perfetta, andiamo avanti a memoria e capiamo senza neanche guardarci in faccia quando uno ha bisogno dell'altro e viceversa. Complementare!
Su queste tre persone ho in mente due aneddoti, che rimarranno come immagini scolpite per sempre nella mente e nel cuore...
Pranzo del lunedì, al centro del ristorante centrale c'è una fila di tavoli piena dei ragazzi dello Yap, di Emiliano e la sua squadra e dei romani. In piedi vicino al tavolo della distribuzione pietanze ci siamo io, Carlo e Giuseppe che mangiamo ricordando i giorni appena passati; il piatto in una mano, senza una sedia, stanchissimi ma soddisfatti di quanto è successo nei giorni precedenti. E da quella posizione si può dominare tutto il Bosco...
La prima persona che ho visto è stata anche l'ultima... I miei mondiali sono iniziati e terminati con Gioia. C'ho pensato solamente adesso.
Grazie di tutto a chi ho nominato, ma anche a chi mi sono dimenticato... come sempre succede tutti gli anni.
Ve lo ricordate quando Faletti lo urlava, mentre stava svestendo i panni dell'agente Vito Catozzo ed ancora probabilmente non aveva iniziato a scrivere Io uccido, il suo primo libro?
Partecipò con questa canzone all'edizione 1994 del Festival di Sanremo.
Questo è il mio modo di ricordare la strage di Capaci, dove persero la vita Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta.
Falcone e poco dopo Borsellino furono uccisi dalla mafia. Due magistrati italiani vigliaccamente uccisi dalla mafia. Dimenticarsi di questi due "uomini coraggiosi" (che sono più di eroi, dice qualcuno su twitter).
Buon ascolto. Con il testo, alla fine del video.
Forse possiamo cambiarla ma è l'unica che c'è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent'anni o duecento è un attimo che va
Fosse di un attimo appena
Sarebbe con me tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole
Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove
Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale
Ed in costante contatto radio
Abbiamo preso la provinciale
Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera
Nascosto bene la nostra auto c'asse vedesse che non c'era
E abbiam montato l'autovelox e fatto multe senza pietà
A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 di età
E preso uno senza patente
Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava
La provinciale sembrava un forno
C'era l'asfalto che tremolava e che sbiadivo tutto lo sfondo
Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio
Di quei ragazzi morti ammazzati
Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone
Che han fatto a pezzi con l'esplosivo
Che se non serve per cose buone
Può diventar così cattivo che dopo quasi non resta niente
Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise
Che tante volte ci vanno strette
Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette
E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese
Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese
E c'è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù
E farla scendere è una parola, se chi ci ammazza prende di più
Di quel che prende la brava gente
Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante
Ma quanto tempo dovrà passare per star seduto su una volante
La voce in radio ci fa tremare, che di coraggio ne abbiamo tanto
Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti
Con il coraggio della paura, e questo è quel che succede adesso
Che poi se c'è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente
Minchia signor tenente per cui se pensa che c'ho vent'anni
Credo che proprio non mi dà torto
Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto