martedì 15 febbraio 2011

Ricomincia il Festival di Sanremo

Ci siamo, stasera parte l'ennesima edizione del Festival di Sanremo; il Festival della Canzone Italiana. E con esso partiranno le solite lotte tra chi lo guarda e chi non lo guarda, tra chi ci crede e chi pensa sia tutto un combinotto. Ci sarà il servile Antonio Ricci pronto a screditarlo come sempre, ma tanto ormai striscia ha rotto. Non è capace di fare altro, noiosa.
Volente o nolente il Festival fa parte della musica italiana, fa parte della televisione italiana, fa parte dell'Italia. E come tale va rispettato. Poi può piacere o non piacere, s'intende.
Intanto una cosa va detta: lì si suona dal vivo; c'è un'orchestra, ci sono dei musicisti, c'è della musica. Fare una cassettina come al Festivalbar è un po' troppo facile.

Cosa succederà nell'edizione di quest'anno? Onestamente non lo so, ma so per certo chi sarà uno dei cantanti in gara ed io lo voglio proprio vedere e lo voglio "tifare" fino in fondo!

Parteciperà con il brano Yanez, che canterà in dialetto tremezzino (o laghée), ma sul suo sito è possibile leggere il testo tradotto in tutte le lingue.

Sotto vi lascio il testo in "lingua toscana"
Sale e scende la marea e riporta i suoi rifiuti
un secchiello e una ciabatta e una lattina di Red Bull
Sandokan con il mojito e il biglietto con l'invito
Sandokan che ha imparato a pilotare le infradito... 
La gente che arriva al mare tanto per dire che è stata qui,
con il gettone della sala giochi, il cavallo muove un po' il sedere,
odore di frittura di pesce e di pizza da asporto
Kammamuri sono sessant'anni che sta sul dondolo della pensione... 
YANEZ DE GOMERA ti ricordi com'era?
adesso biciclette e vuvuzela e ha il Suzuki e Tremal Naik
YANEZ DE GOMERA ti ricordi di James Brook
gioca alle carte giu' al bagno Riviera e dicono che è sempre ubriaco. 
Stuzzichini, moscardini e una bibita di 4 colori
abbronzati, tatuati sono pirati venuti da Varese
la pantera, gonna nera, canottiera, cameriera
muove il sedere anche senza i gettoni, ma solo per cambiare il bicchiere. 
Sandokan sulla spiaggia con le mutande della Billabong
ha l'artrite e il riporto, parte per Mompracem con il pedalo'
e i Dayaki con la Gazzetta non hanno tempo per tagliarti la testa
lasciano la spada sotto l'ombrellone e fanno piu' danni con l'i Phone. 
YANEZ DE GOMERA l'hai vista l'altra sera?
più che la perla de Labuan, Marianna adesso mi sembra un sasso...
YANEZ DE GOMERA racconta ancora com'era
ho visto che si è rifatta il seno, non ha potuto rifarsi il cuore... 
La sirena è arrabbiata che non può giocare al pallone
Polenta e cuba libre per i granchi in processione
Comincia l'happy hour, la tigre di Malesia
Finisce all'osteria con il riso in bianco e la magnesia

E nell'attesa me lo gusto in una delle mie canzoni preferite... L'esercito delle 12 sedie

domenica 13 febbraio 2011

Una storiellina sull'odio

Vorrei raccontarvi una storia.

Una volta c'era un tifoso per strada. Camminava fiero a testa alta con al collo la sua bella sciarpa "odio tutti". Vide svoltare l'ancolo un tifoso della squadra avversaria: "bastardo, lo odio!". Si infilò con convinzione le mani nelle tasche dei suoi stretti jeans pronto a combattere contro l'odiato sconosciuto. D'un tratto l'odiato sconosciuto getta l'occhio dall'altra parte dove sta arrivando un altro odiato; non lo conosceva ma aveva una maglietta ancora diversa e doveva odiarlo. Vide che questi due si riconobbero da lontano e, cominciando ad urlare, si corsero incontro. Si abbracciarono dandosi grandi pacche sulle spalle, lasciandolo a bocca aperta: "ma come… sono diversi, perché non si odiano?" e li guardò storto con la sua sciarpa odio tutti ben stretta al collo.
I due ultras passarono di fianco senza neanche accorgersi che lui fosse un "avversario", erano troppo impegnati a raccontarsi le ultime avventure ed avevano già adocchiato il pub all'angolo dove andare a scolarsi una birra per ogni storia, e le storie erano tante.
Lui rimase solo con il suo odio e si accorse che in quel locale c'erano altri tifosi, tutti da odiare. Stavano però cantando felici tracannando birra e ballando al ritmo del levare.
Se ne andò quindi carico d'odio al covo dei tifosi suoi amici a raccontare l'odio che aveva provato nel vedere “quei bastardi” tutti insieme nel locale. I suoi compari urlarono d'approvazione, alcuni mugugnando strani versi quasi incomprensibili altri facendo penzolare gli arti inferiori come in segno di sfida (pare in che in realtà agitavano spesso le braccia così, a volte anche quando camminavano semplicemente un po' curvi sulla schiena).
Ci fu uno solo di loro, il più giovane, che dopo aver sentito il racconto sentì un fastidio al collo; la sciarpa “odio tutti” che portava con se gli toglieva il fiato ed allora capì tutto. Se la tolse, la gettò in terra e salutò i suoi ex compari: “continuate pure ad odiare... non avete proprio capito un cazzo! Vado al pub...” e se ne andò, lasciandosi dietro una serie di urla e rumori vari provenienti dal covo.
Giunto al pub, ebbe un attimo di esitazione... Aveva ancora i colori della sua squadra addosso e pensava che avrebbero potuto anche fargli qualcosa. Lui era da solo ed il pub era pieno. C'erano anche gli acerrimi nemici in quel locale e fu proprio uno di loro che lo vide per primo e lo chiamò a gran voce: “ehi tu! Cosa ci fai qui?”.
L'ultras aveva un po' paura, ma non era certo un codardo, quindi prese fiato e rispose: “dicono che qui si beve della buona birra e si ascolta buona musica, anche se ci sono degli stronzi come te!” e si mise sonoramente a ridere.
Silenzio “...forse l'ho fatta grossa...” pensò.
E hanno ragione ragazzo dal fegato grosso!” Scoppiò a ridere assieme a tutto il pub. “questo giro te lo pago io... Vieni qua sbarbatello”. Gli corse incontro, lo prese sotto braccio e lo portò al bancone allungandogli il suo primo litro

...e sul palco del locale sta ballando un gruppo ska...

Ecco una piccola storiella per dirvi come la penso io sulla gente che odia e che abusa in ogni situazione di questa brutta parola. Forse la peggiore che si possa usare tra tutte le parole che la lingua italiana conosce.

E adesso...
...Rude Boy
oh oh oh
Rude Boy
oh oh oh
Rude Boy
oh oh oh
Balla al ritmo del levare...

Buon ascolto

martedì 8 febbraio 2011

Gang - Oltre

Fin dalla prima volta che ho sentito questa canzone, mi ha sempre lasciato un sapore strano in bocca. L'ho sempre immaginata come una canzone adatta a ricordare un compagno che se n'è andato. Il suono è proprio quello da banda che accompagna il feretro verso il cimitero.
I più superficiali, probabilmente, si gratteranno e termineranno qui la loro lettura. Probabilmente è giusto così. Non credo siano capaci di comprendere il significato di una canzone, che va ben oltre l'esecuzione durante un funerale.
Per chi ha dato, invece, un valore superiore alla musica, anche quella suonata nell'ultimo viaggio ha un significato ed un gusto particolare. Non credo dimenticherò mai le canzoni suonate durante il funerale di mio padre. Anzi, se la banda fosse stata a conoscenza di questa "oltre" dei Gang, credo che l'avrei proprio fatta suonare.
Non a caso ad eseguire questa canzone è proprio una banda, la banda G. Donizzetti di Casalecchio di Reno (BO), proprio quelle che vengono chiamate a suonare nelle cerimonie funebri.
E' un invito a guardare avanti, senza farsi sopraffare dai ricordi ma usandoli per affrontare il futuro con forza e determinazione; a pugno chiuso e denti stretti.

"...Questo grande freddo
dai nostri cuori vedrai se ne andrà
verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città..."

Buon ascolto e, di seguito, il testo per comprenderla e farla pienamente vostra.


Oltre le sbarre e i confini 
oltre il deserto
e ancora più in là
stanotte è caduta una stella
proprio sull’orlo della libertà.
Come un amore senza più amanti
o una guerra senza più spade
si resta senza più fiato
come dopo una corsa ormai senza più strade.
Di fiato ne abbiamo sprecato
di grida di urla per avere di più
ed ora che il tempo è cambiato
resta la rabbia e niente più.
Perché per tutto ci vuol così tanto
perché dimmelo tu
si muore ubriachi di noia
si muore per Dio quando non ce la fai più.
Questo grande freddo
dai nostri cuori vedrai se ne andrà
verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città.
Oltre la notte ed il buio
oltre le ombre o ancora più in là
ti ho trovato spezzato diviso
caduto in ginocchio che chiedevi pietà
Con un biglietto di sola andata
con un solo pezzo di verità
come ti avranno rubato
a quella voglia di libertà.
Oltre il dubbio ed il vuoto
oltre il silenzio ed ancora più in là
se hai spiato la morte
da dietro i vetri della tua età.
Ti prego ancora tieni duro
ho bisogno di te
per prendere al collo il futuro
per prenderci tutto
per me per te.
Questo grande freddo
dai nostri cuori vedrai se ne andrà
verrà un nuovo giorno
e bruceremo queste città.

mercoledì 2 febbraio 2011

Fredd e Maggie - Ultimo Capitolo

Come tutti i libri o le storie prima o poi arriva una fine, tranne che per La Storia Infinita; ma non stiamo parlando di lei.
Fredd e Maggie sono quindi arrivati al loro ultimo capitolo. Questa storia finisce e potrà essere rilegata e riposta nella libreria dove qualcuno, magari un giorno, la leggerà per il suo piacere. Almeno lo spero.
Partiamo, dunque.

Fredd si era seduto sul divano davanti al televisore. Era inverno ed il corto giorno era da poco finito.
Faceva freddo fuori ed il giorno prima aveva nevicato. Una grossa coltre bianca ricopriva il piccolo paese dove si era ritirato negli ultimi anni. Quei paesi dove tutti ti salutano, quando ti incrociano per strada, perchè nessuno è sconosciuto seppur non si è avuto il piacere di parlarci.
L'uomo amava questa caratteristica e salutava con il sorriso ogni persona che incontrava nelle sue passeggiate o quando si muoveva a piedi o in bicicletta per andare a comprare il giornale. Tutti i lunedì e solo il lunedì. Durante la settimana era la rete a fornirgli le notizie dal mondo e sul mondo. Ultimamente nel suo saluto, però, era sparito il sorriso.
Fredd aveva sempre amato la neve, fin da quando era piccolo ed anche ora che era adulto. Ci fu solamente una piccola pausa tra i 18 e 22 anni, quando la neve gli impediva, lui neopatentato, di muoversi ed uscire il sabato sera con gli amici ed era costretto a restare in casa.
Prima di cominciare, si alzò ed andò alla finestra per respirare l'aria innevata della sua casa. Non contento prese una sigaretta, l'accendino e mettendosi il cappotto uscì in ciabatte. L'aria fresca gli accarezzava la faccia e lui la respirò a pieni polmoni. Arrivò in ogni angolo del suo corpo rinfrescando i muscoli e i pensieri, che in quei giorni si erano parecchio surriscaldati come una macchina che arranca incolonnata dietro un camion che sale lungo le montagne.
Si mise la sigaretta in bocca, per accenderla, ma fermandosi la guardò e decise che per quella sera non avrebbe fumato nessuna sigaretta. A contatto con l'aria fredda le ghiandole lacrimali inumidirono, per proteggere l'occhio, tutto il bulbo; una piccola goccia cadde lungo le guance e Fredd non la fermò. In fondo quella lacrima stava proteggendo anche lui, dai suoi pensieri, dalle sue paure.
Come sempre quando c'era la neve, il paese era più luminoso grazie al riflesso del morbido e candido mantello. Fredd sorrideva sempre quando guardava il suo quartiere “illuminato” dalla neve. Anche quella sera riuscì a sorridere, ma era un sorriso amaro. Ed il paese parve accorgersene. Non girava quasi nessuno per strada, quasi come una misteriosa forma di rispetto.
Tornato dentro si sedette nuovamente sul divano, questa volta deciso a premere play sul telecomando del lettore dvd e guardare per la prima (ed ultima volta, pensò in quel momento) ciò che aveva realizzato durante il giorno.
Partì il filmato, una scritta nera sul fondo giallo: “Fredd e Maggie”. Fredd si era sempre divertito a fare piccoli filmati per raccontare i viaggi, per festeggiare qualcuno o qualcosa, oppure semplicemente perchè un amico gli aveva chiesto un favore. Era una delle cose che Maggie aveva sempre amato di Fredd, la sua creatività quando c'era da montare un video.
Quella volta, forse l'ultima, non trovò la giusta colonna sonora. Nessuna canzone gli pareva adatta a descrivere quelle immagini. Cercò quindi un riff di piano ed archi nella libreria del suo computer e gli parve la cosa migliore da mettere a sostegno delle immagini.
Gli passò davanti la loro vita. Viaggi, disavventure, feste, sorprese, il matrimonio e tutto quello che insieme avevano affrontato in quegli splendidi anni, ma ora Maggie se n'era andata. Deglutire diventava ogni minuto più difficile e si accorse che stava piangendo. Non era più l'aria fredda, erano lacrime e Fredd in silenzio, stava piangendo.
Si stupì però, accorgendosi che spesso le sue lacrime erano di gioia. Piangeva, ma era felice; ricordare e rivedere quei momenti non lo rendeva triste perchè non sarebbero più tornati. In realtà erano episodi passati e non sarebbero potuti comunque tornare. Fredd era felice perchè aveva avuto la fortuna di viverli quei momenti.
Era felice mentre guardava quel film e fuori l'aria stava accarezzando alberi e neve, giocando con la natura e le case. Fredd sentiva che il mondo stava ridendo con lui, tutti ebbero la fortuna di vedere quanto Fredd e Maggie avevano vissuto la loro storia. Una coppia di amanti, seduti nel sedile posteriore della macchina ad almeno una decina di Km di distanza, si guardarono negli occhi e colsero quella magia. Piansero e sorrisero insieme vivendo tutte le emozioni che quella storia aveva trasmesso quando si era compiuta.
Dopo due ore un'altra scritta nera sullo sfondo giallo apparve: “Fine”.

Fredd si alzò dal divano, sorridente e con il volto bagnato, e spense il lettore Dvd.
Per sempre.

venerdì 28 gennaio 2011

Abbiamo una storia da scrivere

E ci sono quei momenti in cui le dita fremono ed hanno bisogno di scrivere qualcosa, in cui c'è bisogno di mettere le cose nero su bianco.
Cosa c'è quindi di meglio che il proprio blog, da riempire di parole e contenuti. Frasi importanti, semplici concetti o benemerite cazzate.
Qualcosa però va scritto, perchè le dita fremono e la sensazione dei tasti premuti dai polpastrelli è tonificante, da quella forza che a volte la testa non riesce a trasmettere. Anzi, ci sono proprio quelle volte in cui la testa pensa proprio a tutt'altro ed allora servono le dita, siamo nell'era digitale d'altronde.
Potremmo fare un gioco, quasi quasi, se volete.
Pensate un argomento, pensate ad una traccia o magari pensate a una cosa semplice ed elementare; un concetto. Io aspetterò le vostre risposte e proverò a raccontarle queste vostre risposte.

Avete appena aperto un libro magico, che è ancora da scrivere e voi avete la possibilità di dare un senso a questo libro, potete decidere quale indirizzo dare a questo magico libro.
E sarà qualcosa di unico, qualcosa di vostro anche, qualcosa di mio certamente, qualcosa che unirà me a voi...

Qualcosa... E' qualcosa di magico!


Sono qui ad aspettare voi...

giovedì 13 gennaio 2011

Waze. Il navigatore Mobile Social Network

Questa volta voglio fare un po' di pubblicità ad una interssantissima applicazione per smartphone, Waze.

Si tratta di un navigatore per i cellulari di ultima generazione, gli smartphone appunto, che è anche un Social Network.
Usarlo è molto semplice, basta scaricarlo sul proprio telefonino, registrarsi ed iniziare a viaggiare.

Funziona come un normale navigatore, solo che cresce e si aggiorna grazie agli utenti. Lo fa automaticamente; ad esempio se registra più utenti vicini procedere lentamente capisce che potrebbe esserci un ingorgo e lo segnala.
Ma lo fa anche manualmente, quando ad esempio un "wazer" segnala la presenza di un velox in un determinato punto.
Mentre viaggi ed esplori una strada nuova a Waze, lui "mangia" la strada e la fa sua. Mi è capitato questa sera, quando tornavo a casa dal lavoro. La mia icona si è trasformata ed è diventata un wazers affamato che si mangiava letteralmente il percorso.

E' possibile, inoltre, da casa mettere i nomi alle vie ed aiutare a "costruire" la mappa. La trovo una gran figata questa.

Insomma, ve lo consiglio. E cominciate dando un'occhiata al video di presentazione qui sotto



AVANTI WAZERS!!!

lunedì 3 gennaio 2011

Tron Legacy e i Daft Punk

Voglio cominciare il nuovo anno parlando di un film, anzi no. Facciamo che comincio facendovi gli auguri di Buon Anno!
E che il 2011 sia portatore di novità buone o semplice continuazione del 2010, qualora vi andasse già tutto bene.

Premessa: non ho visto ancora Tron l'originale del 1982, quindi che i saccenti conoscitori di film frenino la loro vanità di far sapere al mondo intero, tra cui me, che il Tron del 1982 era un'altra cosa e che non posso capire la rivoluzione che ha suscitato in quegli anni per gli effetti e le innovazioni quella pellicola.
Conto di vederlo quanto prima, trarrò poi le mie conclusioni ed allora mi confronterò volentieri con chi, senza quella fastidiosa supponenza, ha visto entrambi i film.
Se poi siete di quelle persone che si reputano massimi conoscitori di cinema, musica, cazzi e mazzi, mi chiedo perchè perdete del tempo a leggere quello che un pezzente come il sottoscritto ha scritto riguardo un film.
Andatevi a leggere le strabordanti recensioni dei vari Donald Brainshit, Grant Powerdick e Connor 'o Megavega, piene del vostro più amato testosterone.

Veniamo quindi al film di stasera. Come ho scritto su Facebook, la scena al locale di Castor con i Daft Punk a fare i DJ vale da sola il prezzo del biglietto, ma è un po' poco.

E' vero, Tron Legacy dice davvero poco. Concordo con il mio amico Bedde sull'analisi del film; lofio e senza un gran ritmo. Per di più visibile esclusivamente nel fastidiosissimo 3D (ancora non riesco ad abituarmici, mi danno ancora fastidio gli occhi).
Ciò che mi ha spinto ad andarlo a vedere è stata la colonna sonora; i Daft Punk mi piacciono, soddisfano la mia sete di elettronica. Seppur i miei gusti musicali sono spinti verso il rock, dell'elettronica fatta bene sa darmi i giusti stimoli.
Il trailer che ho visto, poi, mi ha caricato ancora di più. Si vede un tizio vestito di bianco (che scoprirò nel film essere Castor) che sembra fare da vocalist in un futuristico locale, nel quale i DJ sono proprio loro... Daft Punk!

Potrete capire quindi, dopo una buona parte di film abbastanza noiosa deliziata solamente dalle note della colonna sonora composta da loro, come il mio interesse si innalzi notevolmente quando il protagonista entra in quel locale, che riconosco subito.
"Qua ci sono i Daft Punk, sicuro" dico a Bedde.
Ed eccoli comparire con i loro caschi a "giocare i dischi" per la gente del locale. La scena che ne è seguita è l'unica da ricordare, per quanto mi riguarda, del film. Carica e musicalmente potente, assolutamente nello stile dei "robot" francesi.

Tutto qui, il film non mi ha detto proprio niente. Ma loro mi hanno fatto uscire dal cinema sorridente e quasi soddisfatto.

Vi lascio con il video trailer di Derezzed, la canzone che fa da main title alla colonna sonora del film firmata, ovviamente dai Daft Punk