lunedì 13 febbraio 2012

Ventanas

Dopo tanto che non scrivevo, ho pensato di tornare con una stupenda poesia, che il buon Davide Bernasconi (in arte Davide Van De Sfroos) ha regalato a tutti noi un po' di anni fa... 

Ogni volta che la sento un bridivo mi percorre la schiena; è emozionante quella cantilena di voce e chitarra. Vi lascio prima il testo tradotto, leggetela come se fosse una poesia. Poi ascoltatela e provate a cantarla insieme a Davide. Il vostro cuore sicuramente si scalderà. 

Vento di seconda scelta, alza la foglia ferma… 
vento a cavallo dell’onda, ogni peso lascia che affondi… 
Sbroglia tutta la matassa, qualcosa prendi, qualcosa lascia… 
tira tira dritto il filo e poi lascia che si rilassi… 
Vento, vento con il passo furbo, quello che non voglio tiramelo via di dosso 
prendi fiato e soffia in giro le stelle lascia il tuo disegno sulla mia pelle… 
Tirami via la macchia della mia paura 
e cancella il passo di quando gira l’ora… 
Porta via i sospiri e dammi indietro i sorrisi 
bacia la montagna con i capelli grigi… 
Pulisci la mia faccia pulisci la mia ombra 
fammi una carezza prima di andare via….. 


Davide Van De Sfroos - Ventanas
Veent de segunda risma, svolza la föja ferma... 
veent a cavàll de l'unda ogni pees lassa che'l funda... 
Sbroja tüta la matassa, quajcoss ciàpa quajcoss làssa... 
tira tira drizz el fiil e pö làssa che'l se rillàssa... 
Ventu, veent cunt'el pàss balòss quell che vöri mea tirum via de dòss 
slàrga el fiaa e bùfa in giir i stell, lassa el to' disegn in sö la mia pell... 
Tirum via la smàgia della mia pagüüra 
e scancela el pass de quaand che gira l'ura... 
Porta via i suspiir e dàmm indree i suriis 
basa la muntagna cunt i cavej griis.... 
Néta la mia fàcia néta la mia umbrìa 
fàmm una carèzza prèma de nà via.... 

domenica 8 gennaio 2012

E se meritassi di rimanere da solo?

Da poco è iniziato l'ottavo giorno del 2012 e mi è venuto questo pensiero: E se io meritassi di rimanere da solo? 

Mi ritrovo sempre a combattere, spesso da solo, contro i mulini a vento. All'ennesima rivendicazione del mio diritto a boicottare le multinazionali, ricevo risposte scocciate della serie: “Ma che palle con sta storia della Nestlè. Sei noioso”. Eh si, sto diventando noioso persino a me stesso. Sempre a sbandierare il mio essere contro a questo o a quello, rendendomi conto di essere poi come tutti gli altri. D'altronde sto scrivendo dal mio iMac della Apple ed il mio telefonino è un iPhone. Come posso pretendere di essere “alternativo” se poi mi uniformo alla massa e mi comporto come essa? 
Ciò in cui credo viene bollato come anacronistico e storicamente perdente; ormai non faccio più neanche tenerezza. Sono un brontolone polemico, al quale non va mai bene niente. 
All'apparenza gioviale e buontempone, sempre pronto a scherzare e sdrammatizzare, mi ritrovo a soffrire in silenzio su molte cose. Mi sto chiedendo dove sia andato a finire il mio buonumore, se mai c'è stato in me. 
Sento andarsene lentamente, ma sta aumentando ultimamente, la voglia di lottare. Fino a qualche anno fa ero incazzato contro il sistema, col mio blog provavo a smuovere le coscienze e provavo, nel mio piccolo, a cambiare le cose. L'ho sempre pensato d'altronde: Se ogni piccolo uomo, nel suo piccolo mondo, fa una piccola cosa... il mondo cambia! 
Beh ora tutta questa voglia di cambiare le cose, tutta questa spinta, non c'è. 
Forse sono rimasto l'unico che ancora segue la giusta strada, mentre tutti si stanno adeguando al degrado morale e culturale, o forse più semplicemente sto uscendo fuori dal mondo. Mi trovo, adesso, fuori dal mondo e dalla gente. 
Comincio a pensare che si, mi merito di rimanere da solo; forse così non darò più fastidio a nessuno con le mie paranoie e le mie pippe da alternativo dei miei stivali. Tanto il mondo ormai va così e provare a cambiarlo non ha senso e soprattutto non si fa nel mio modo sbagliato. 

I’m a loser baby, so why don’t you kill me? 

O magari queste sono solo paranoie di una mente stanca che ha bisogno di riposare il giusto numero di ore, non so; non lo so proprio.

martedì 6 dicembre 2011

L'altra parte

Alcune istruzioni per l'uso di questo post, d'altronde il blog si chiama così, quindi è normale che ve ne siano...
  1. Scorrete in fondo alla pagina e fate partire il video. Per me quella è la giusta colonna sonora di questo racconto, perchè si questo è uno dei miei racconti.
  2. Risalite all'inizio e cominciate a leggere.
  3. Provate ad immaginare quello che leggete, i luoghi i colori le sensazioni. Se ci riuscite, allora ho fatto un bel lavoro.
  4. Finito di leggere scendete fino al bottone dei commenti e lasciate un vostro pensiero. Non siete obbligati e non dovete per forza scrivere qualcosa di bello, mi piacerebbe però trovare qualcosa di vostro qui, vuol dire che non l'ho scritto solo per me.

Premesso questo, buona lettura!

Peter stava guardando fuori dalla finestra, fissando i grandi palazzoni che riempivano la via dove abitava. 
Era una giornata di sole, un chiaro sole di dicembre, che aveva dileguato tutte le nuvole ed un cielo azzurro intenso faceva da cappello alla sua Berlino. Sulla strada il traffico era scarso e i pedoni camminavano lentamente guardando in alto come per catturare il calore che la stella più grande del pianeta diffondeva senza distinzioni a ciascuno di loro. 
La mente del ragazzo, che era sempre vissuto a Est della porta di Brandeburgo, stava viaggiando. I suoi pensieri lo portavano lontano, verso mondi che non aveva mai potuto visitare. Come in un sogno si trovò in Italia in una piccola città del nord, Reggio Emilia. La conosceva bene, un suo amico conosciuto in un forum musicale veniva da là. Era da poco passato il 24 novembre e riusciva a sentire ancora forte il profumo delle caldarroste cotte in Piazza San Prospero per la sagra della città; accompagnate da un dolce e fumante bicchiere di vin brulè con i chiodi di garofano ed il loro odore pungente. Aveva voglia di salire verso la collina. Gli piaceva la vista che si aveva della pianura padana dal Parco di Roncolo nei chiari giorni autunnali come quello, privi di nebbia e pieni del meraviglioso profumo di quella magica terra. 

Non era mai stato a Reggio Emilia, non era mai uscito da Berlino. 

D'un tratto si ritrovò nel sud dell'Italia, gliene aveva parlato un'altra amica attraverso la musica di un gruppo locale. Peter amava quando sentiva pronunciare Leuca, con quell'accento unico, profondo e caldo. Ogni volta che pensava a quella terra sentiva forte l'aria nei capelli ed ogni volta la salsedine del mare si mescolava al sole, magicamente. Pensava che non avrebbe mai voluto lasciare quelle coste, quegli scogli, quella meravigliosa gente. 

Peter non era mai stato in Salento, non era mai uscito da Berlino 

Non potè perciò fare a meno di partire a nuoto, dal tacco alla punta dello stivale così tanto a sud di lui, ma così vicino al suo cuore. Arrivò fino all'altra punta ed alzando lo sguardo riconobbe la Sicilia; si sedette a pensare di quanto avrebbe voluto conoscere meglio l'entroterra calabrese. Caldo, piccante e dal sapore intenso. Tornare spesso là era il suo passatempo preferito. 

Ma non era mai stato nemmeno in Calabria, non era mai uscito da Berlino 

Due persone provenienti da posti e lingue diversi stavano parlando sulla strada e Peter si ritrovò a Bruxelles, il simbolo per eccellenza dell'Europa. Amava l'Europa e la sua amica gli raccontava sempre di come era facile passare da una cultura all'altra nel giro di poche strade. Subito la mente lo portò a quel grande viale con al centro il traffico cittadino ed ai lati una fila di bar pieni, nei calmi pomeriggi domenicali, di persone intente a bere il loro the infuso discutendo di Corano e politica. I vecchi parlavano ed i giovani ascoltavano interessati immaginando che prima o poi ci sarebbero stai nuovi giovani ad ascoltare loro, diventati adulti e saggi. Peter veniva da Berlino, forse la città più multietnica dell'Europa intera, ma nel suo immaginario solo a Bruxelles si poteva respirare a pieni polmoni l'aria dell'integrazione e dell'unione tra i popoli. Lui l'aveva provata, ogni volta che aveva visto e vissuto la capitale belga. 

Ma non era mai stato a Bruxelles Peter, non era mai uscito da Berlino. 

Conosceva il mondo quel giovane tedesco dell'Est, come amava farsi chiamare. Aveva un ricordo per ogni angolo di questa terra, di alcuni posti conosceva anche le vie più piccole e tortuose ed ogni volta impazziva, finendo con una risata, a cercare di capire come potesse Venezia stare a galla circondata da tutta quell'acqua. 
Si lui amava l'Italia più di tutto il resto del mondo, era riuscito a girare tutta la città di Padova, passando da un portico all'altro, senza bagnarsi in un giorno di pioggia battente. Aveva provato che la leggenda era vera, lui stesso; ed aveva liberato la sua gioia in un urlo immenso una volta giunto al centro di Prato della Valle. Stava piangendo. 

Ma non era mai stato né a Venezia, né a Padova, non era mai uscito da Berlino. 

Tutta quella strada percorsa gli aveva messo fame e subito lo pervase una incredibile voglia di pizza. Sulla costiera amalfitana la facevano come piaceva a lui, perchè a Peter piaceva la vera pizza napoletana. Gliel'aveva fatta conoscere la sua amica ai piedi del vesuvio. Il profumo del pomodoro fresco mescolato al basilico aveva il potere di metterlo di buonumore in qualsiasi momento. Sentiva il profumo dei limoni sprigionarsi forte nei suoi polmoni. 

Non era stato nemmeno a Napoli, non era mai uscito da Berlino. 

Peter infine chiuse gli occhi e trasse un profondissimo respiro. Una volta riaperti ad accoglierlo c'era la finestra di casa sua e le persone in basso continuavano a camminare ignare del bellissimo viaggio che aveva appena fatto Peter pur rimanendo, come sempre, nella sua piccola casa. 
Si allontanò quindi dalla finestra invertendo il senso di rotazione delle ruote sulla sua carrozzina e la spinse verso il letto; aveva bisogno di riposo dopo quel lungo viaggio, forse il più lungo da quando era nato.

Pur non essendo mai uscito di casa... 

Si addormentò e sognò; sognò di essere dall'altra parte, dall'altra parte.

giovedì 24 novembre 2011

Chi vuol vivere per sempre?

Siamo allo stadio di Wembley ed è il 12 luglio del 1986. Sta calando la sera sul cielo di Londra e sul palco quattro grandissimi musicisti stanno per cominciare una canzone tratta dal nuovo album, A Kind of Magic. 
La canzone in questione è Who Want To Live Forever ed il leader di questa band, Freddie Mercury fa un'introduzione che più o meno dic così: “Avrete sentito alcuni rumors secondo cui una band, una certa band, chiamata Queen sarebbe sul punto di rottura. Bene queste persone parlano con questo!” e si gira indicando il sedere “Quindi dimenticate quelle voci, staremo assieme finchè, cazzo, non saremo morti, ne sono sicuro!” Ed è stato così. 
Ora siamo 5 anni e quattro mesi dopo quel memorabile concerto. E' il 24 novembre 1991 e Freddie Mercury muore all'età di 46 anni. Da oggi in poi entrerà nella leggenda della musica, quell'ometto brutto e dalle discutibili abitudini sessuali (secondo qualcuno), ma con un carisma ed una carica che forse ancora nessuno è riuscito ad avere... David Bowie e Mick Jagger di lui dicono che “Freddie è l'unico che riesce a coinvolgere e far battere le mani all'ultima fila di Wembley”.
E adesso, mentre sto scrivendo davanti al mio iMac, sono passati 20 anni dal quel 24 novembre. Oggi è il 24 novembre 2011 e la sua musica, la loro musica, per me è ancora la più importante e la migliore che abbia mai ascoltata. Voglio quindi ricordare Freddie proprio con quella canzone che lui, voglio immaginare, dedicò ai suoi amici quando sapeva, solo lui, che non sarebbe vissuto per sempre. 

Who Want To Live Forever 
There's no time for us 
There's no place for us 
What is this thing that builds our dreams, yet slips away from us 
Who wants to live forever 
Who wants to live forever
Oh ooo oh 
There's no chance for us 
It's all decided for us 
This world has only one sweet moment set aside for us 
Who wants to live forever 
Who wants to live forever 
Ooh 
Who dares to love forever 
Oh oo woh, when love must die 
But touch my tears with your lips 
Touch my world with your fingertips 
And we can have forever 
And we can love forever 
Forever is our today 
Who wants to live forever 
Who wants to live forever 
Forever is our today 
Who waits forever anyway? 


Qui potete leggere la traduzione del testo 

Chi Vuol Vivere Per Sempre 
Non c’è tempo per noi, 
Non c’è spazio per noi 
Cos’è che costruisce i nostri sogni, eppure ora scorre via 
Chi vuol vivere per sempre, 
Chi vuol vivere per sempre? 
Non abbiamo scelta, 
Il nostro destino è già stato deciso 
Questo mondo ha un solo dolce momento messo da parte per noi 
Chi vuol vivere per sempre, 
Chi vuol vivere per sempre? 
Chi desidera amare per sempre? 
Quando l’amore deve morire 
Ma tocca le mie lacrime con le tue labbra, 
Tocca il mio mondo con la punta delle tue dita 
E potremo avere per sempre, 
E potremo amare per sempre 
L’ eternità è il nostro presente 
Chi vuol vivere per sempre, 
Chi vuol vivere per sempre? 
L’ eternità è il nostro presente 
Ma chi aspetta in eterno?

domenica 23 ottobre 2011

Lo spettacolo deve continuare... Senza Marco

Simoncelli non c'è più.

Così ho scritto su twitter appena ho avuto conferma della sua morte. Non ho scritto altro e non ho condiviso niente; non l'ho fatto e non lo farò. Vorrei solamente lasciare un pensiero in suo ricordo sul mio blog ed eccomi qua.

Partiamo dal fiume di parole spese per ricordare questo giovane ragazzo, campione del motociclismo, che ha lasciato troppo presto questo mondo facendo però quello che più amava: andare in moto.
Già quando uno parte dicendo: “Non conoscevo Simoncelli ma lo voglio ricordare, ciao Marco.”, non può che essere ipocrita. Se non lo conosci credo che la sua morte sia identica a quella dei due ragazzi morti questa notte bruciati vivi dentro ad un camper a Cavriago. Ma per il solo fatto che loro non li conosceva nessuno non te ne importa nulla. Sinceramente di questo posso proprio farne a meno.


Tornando al povero Simoncelli, questa mattina leggo dell'incidente su facebook e subito mi collego con Italia Uno per saperne di più. Col passare del tempo capisco che la situazione e grave e sento un brivido lungo la schiena quando uno dei dottori della Clinica Mobile annuncia “Marco è arrivato in clinica già in arresto cardiocircolatorio e stiamo facendo di tutto per rianimarlo”.
Mi è subito venuto alla mente mio padre e mi sono detto: “gli faranno il massaggio per 40 minuti, perchè devono farlo. Passato quel tempo non potranno fare altro che constatarne il decesso”. Ma ci volevo credere, volevo sperarci.
Esco di casa per andare alla partita ed accompagnare mia madre da una sua amica, mentre cerco notizie in radio. Poco dopo essere partito arriva la notizia, Marco Simoncelli non ce l'ha fatta. E' morto in seguito all'incidente durante il Gran Premio della Malesia in MotoGP. Ci sono rimasto di sasso, la vita è davvero un attimo e non possiamo farci niente.


Mi è venuta subito in mente una canzone, The Show Must Go On, meravigliosa canzone dei Queen che la maggior parte delle persone pensa essere il testamento di Freddie, mentre così non è.
Sicuramente Freddie però, quando l'ha cantata, ha come incitato i suoi fans e quelli che lo conoscevano ad andare avanti, perchè lo spettacolo deve continuare anche senza di lui.
Ora lo spettacolo continuerà ad andare avanti anche senza Marco Simoncelli, solo che lui avrebbe voluto ancora farne parte ed essere protagonista di questo spettacolo.

Ciao Marco

mercoledì 5 ottobre 2011

New Born - Muse

E' giunto il momento di parlare di questa canzone. Ad ogni concerto la aspetto, mi piace e fa impazzire letteralmente lo stadio ad ogni sua esecuzione.
D'altronde si presta. Parte lenta ma incalzante e in bilico fin dall'inizio pronta ad esplodere; e quando dopo un minuto e 25 secondi irrompe la chitarra grezza e grintosa di Matt, è inferno puro.

Ho sempre amato questa canzone per la carica che mi trasmette e questa sera quando l'ho sentita in radio ho alzato il volume e l'ho cantata con tutta la voce in corpo che avevo. Stavo bene e mi sono sfogato; meraviglioso.

Ma questa volta ho ascoltato le parole, le ho capite e le ho fatte mie... Sentivo la forza crescermi dentro ed impossessarsi di me ogni istante
"is growing like the new born"
La dolce melodia del pianoforte, la leggera cantilena che un piccolo carillon ripete all'infinito, caricava le mie pile; la forza di andare lontano, lasciarmi tutto alle spalle e continuare correndo sempre più forte.
"The distance to your home
fades away to nowhere"
Niente poteva fermarmi
"You're unstoppable"
me ne stavo andando, sicuro e fiero, lontano da tutto lontano da te. Non c'era spazio per gli smidollati, dovevo vedere che era vero, dovevo solo rompere il silenzio perchè mi stavo allontanando, allontanando da te. Come una nuova nascita.
"Destroy the spineless
Show me it's real
wasting our last chance
to come away
just break a silence
'cause i'm drifting away
away from you"

Preparatevi alla scarica di adrenalina, vivetela fino in fondo. Con tutta la forza che richiede. Una nuova nascita...

Muse - New Born


Link it to the world 
Link it to yourself 
Stretch it like a birth squeeze 
The love for what you hide 
For bitterness inside 
Is growing like the new born 
When you've seen, seen too much 
Too young, young 

Soulless is everywhere 
Hopeless time to roam 
The distance to your home 
Fades away to nowhere 
How much are you worth? 
You can't come down to earth 
You're swelling up 
You're unstoppable 
'Cause you've seen 
Seen too much 
And too young, young 

Soulless is everywhere 
Destroy the spineless 
Show me it's real 
Wasting our last chance 
To come away 
Just break a silence 
'Cause i'm drifting away 
Away from you 

Yeah, link it to the world 
Link it to yourself 
Stretch it like it's a birth squeeze 
And the love for what you hide 
And the bitterness inside 
Is growing like the new born 
When you've seen, seen too much 
Too young, young 

Soulless is everywhere 
Destroy the spineless 
Show me it's real 
Wasting our last chance 
To come away 
Just break a silence 
'Cause I'm drifting away 
Away from you 
Oooohhhhaaaaaahhhhh

mercoledì 20 luglio 2011

Io Ricordo Genova

Esattamente 10 anni fa, il 20 luglio 2001, durante le manifestazioni per il G8 di Genova, Carlo Giuliani veniva ucciso dalle forze dell'ordine.

Semplicemente io voglio ricordare questo giorno, perchè non si perda il ricordo di questa giornata nera per la nostra giovane e precaria democrazia.
Passano 10 anni ma poche cose cambiano. In Val di Susa non è morto nessuno, ma Fabiano è stato letteralmente massacrato dalla polizia (insieme a carabinieri e finanzieri, tutti insieme). Lo stato ancora reprime con la forza, la violenza ed il sangue chi prova a manifestare il proprio dissenso.

Perchè la cosa più importante, oggi come domani, è ricordare... Non dimenticare quei giorni quelle ore, dove la gente che si trovava lì probabilmente gridava spaventata "Genova Brucia"